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Il potere della disconnessione
C'è una Starsbox in provincia di Bergamo, vicino al Rifugio Magnolini: una piccola struttura con il tetto che si apre verso il cielo. Ci ho dormito una notte e ne sono uscito con la testa più leggera. Chi fa un lavoro come il mio — tutto il giorno davanti a uno schermo, immerso in codice, notifiche, task — tende a dimenticare che esiste un interruttore. Non quello del computer: quello interiore. Quello che ti permette di smettere, anche solo per qualche ora, di essere connesso a tutto e a tutti. Lassù non c'era campo. C'era solo il silenzio, il buio, e un cielo che sembrava dipinto. Le nuvole si spostavano a velocità sorprendente. La luna rifletteva la luce del sole con un'intensità che di solito mi sfugge. Ecco cosa fa la disconnessione: ti restituisce la percezione del tempo reale. Viviamo in un'epoca iperconnessa, e non è necessariamente un male. Ma «disintossicarsi» dalla tecnologia — anche per una sola notte — è un'azione che ci aiuta a ricordare che, ogni tanto, esistiamo anche senza di essa. Premere il tasto di spegnimento è, forse, la cosa più produttiva che possiamo fare.
Il limite era nella mia testa
Fino a 14 anni non sapevo nuotare. Mi sono sbloccato solo grazie a un corso in piscina, in prima liceo. Avevo paura dell’acqua. Ce l’ho ancora adesso: ogni volta che sto per tuffarmi ho il terrore che qualcosa spunti da sotto i miei piedi. Eppure guardo queste foto e penso: cavolo, quello sono io. Cinque anni fa non ci avrei creduto. Due anni fa mi sono tuffato da una barca in mezzo all’Oceano Indiano e ho nuotato sopra uno squalo balena e una manta. Ho fatto tre immersioni, l’ultima a 10 metri di profondità con le tartarughe. La paura non è sparita. È ancora lì, ogni volta. Tutto questo mi è tornato in mente a pranzo con degli amici. Raccontavo della vacanza quando uno di loro ha detto: “Io non riuscirei mai ad immergermi, ho troppa paura.” Ho risposto quasi senza pensarci: “Anche io ho paura — però mi è piaciuto, sai?” E lì ho realizzato una cosa: il limite non era l’acqua. Era nella mia testa. Quello che cinque, dieci anni fa mi sembrava impossibile — oggi è successo davvero. A volte dovremmo essere più riconoscenti verso noi stessi. La versione di noi che esiste oggi, con le esperienze che ha vissuto e i limiti che ha superato, qualche anno fa sarebbe sembrata irraggiungibile. Siamo già oltre quello che pensavamo di poter essere😊