C'è una Starsbox in provincia di Bergamo, vicino al Rifugio Magnolini: una piccola struttura con il tetto che si apre verso il cielo. Ci ho dormito una notte e ne sono uscito con la testa più leggera.
Chi fa un lavoro come il mio — tutto il giorno davanti a uno schermo, immerso in codice, notifiche, task — tende a dimenticare che esiste un interruttore. Non quello del computer: quello interiore. Quello che ti permette di smettere, anche solo per qualche ora, di essere connesso a tutto e a tutti.
Lassù non c'era campo. C'era solo il silenzio, il buio, e un cielo che sembrava dipinto. Le nuvole si spostavano a velocità sorprendente. La luna rifletteva la luce del sole con un'intensità che di solito mi sfugge.
Ecco cosa fa la disconnessione: ti restituisce la percezione del tempo reale.
Viviamo in un'epoca iperconnessa, e non è necessariamente un male. Ma «disintossicarsi» dalla tecnologia — anche per una sola notte — è un'azione che ci aiuta a ricordare che, ogni tanto, esistiamo anche senza di essa.
Premere il tasto di spegnimento è, forse, la cosa più produttiva che possiamo fare.